Un Esoscheletro per disabili

É da tempo che le aziende specializzate lavorano sia allo sviluppo di sistemi che permettano di assumere la posizione verticale a chi è costretto alla sedia a rotelle sia alla progettazioni di esoscheletri funzionali alla riabilitazione.

Ed esistono già sedie a rotelle che consentono di raggiungere la posizione verticale al disabile che le utilizza e migliori i reparti di fisioterapia sono dotati di esoscheletri per permettere un migliore recupero ai pazienti.

Attualmente lo sviluppo di un esoscheletro per disabili che premetta la deambulazione autonoma è una delle frontiere della robotica, e sono diverse le ditte che lavorano a sistemi di assistenza alla camminata.

Finora però c’è solo una ditta che è riuscita a ottenere l’approvazione del sistema da parte della statunitense Food and Drug Administration: la ReWalk Robotics.

L’azienda è stata fondata dal dottor Amit Goffer, che come spesso capita nel settore, prima di fondare l’azienda rimase vittima di un incidente su un quad, in seguito al quale non potè più camminare.

Il ReWalk Personal System, approvato dalla FDA per uso domestico, sostiene nel movimento delle anche, delle ginocchia e delle caviglie e permette ai pazienti paraplegici che sono stati vittime di traumi alla spina dorsale alle vertebre da T7 a L5 di sollevarsi in piedi e camminare .

Uno zaino, del peso di circa 2 chili e mezzo, ospita il computer che coordina il funzionamento di ReWalk.

Dei sensori consentono di mantenere l’equilibrio mentre i motori integrati nelle protesi indossabili permettono il movimento.

Il sistema di comando dell’esoscheletro viene indossato al polso, e, tramite questo controller, diviene possibile alzarsi, sedersi o camminare.

Secondo l’azienda il movimento è molto simile a quello naturale.

In ogni caso, chi usa ReWalk deve adoperare contemporaneamente anche un paio di stampelle. É quindi da valutare se ciò sia un compromesso accettabile, ma è possibile che ReWalk stia comunque segnando la strada per esoscheletri per disabili sempre più sofisticati.

Va anche sottolineato che non sempre questa tecnologia può aiutare.

Simone Fanti, giornalista che spesso scrive su Invisibili, il blog del Corriere della Sera, è rimasto perplesso.

Simone ha potuto provare il ReWalk ma, dopo un ovvio entusiasmo iniziale, si è reso conto che il ReWalk non faceva per lui.

L’articolo è qui.

Il ReWalk funziona su certi tipi di disabilità, nel caso di Simone Franti, la lesione alta e il mancato funzionamento di alcuni muscoli facevano la differenza.

Altri, con lesioni in zone più basse della colonna vertebrale, possono avere maggiori benefici e un sistema di deambulazione più efficiente.

Racconta Simone:

“Dopo un primo periodo di esaltazione, mi sono reso conto dei limiti che aveva per me, tanto che in molte situazioni mentalmente mi sono chiesto se mi sarei mosso più comodamente seduto in sedia a rotelle o in piedi con le gambe robotiche?”

Ovviamente il sistema robotico o la carrozzella sono solo delle maniere per aggirare la disabilità motoria, permettendo di guadagnare delle capacità di movimento che altrimenti non si avrebbero, ma non risolvono comunque il problema di una lesione spinale.

 

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